Mi capita spesso di incontrare colleghi progettisti e architetti free-lance, che si lamentano delle condizioni del nostro lavoro. Alcuni, si limitano a lavorare gratis, o quasi, in qualche studio “affermato”. Per tutti tante ore, molta burocrazia, poco guadagno. 

Tolto che lamentarsi ci porta poco distante e lavorare gratis “si chiama eventualmente volontariato”, credo che le ragioni di questa “crisi” nel nostro lavoro di Architetti, siano più legate a valori umani piuttosto che a meri problemi finanziari.

“Se qualcosa non ti piace, cambiala. Se non puoi cambiarla, cambia il tuo atteggiamento. Non lamentarti. Maya Angelou”.

 

Così la pensava la poetessa statunitense Maya Angelou e a parer mio, nello stesso modo, dovremo cercare di migliorare il nostro modo di agire rispetto ai problemi.

Nei forum, sul web, si parla di parcelle, di quanto un architetto dovrebbe costare, di quanto dovrebbe guadagnare, di percentuali legate agli importi lavori e di consigli gratuiti. Un mercato (quello delle ristrutturazioni e/o della decorazione degli interni) invaso da Arredatori, Geometri, Muratori Designer, Consigli dei vicini, che talvolta genera un po’ di confusione nel cliente finale.

E’ vero, dopo il decreto Bersani – che ha abolito i minimi tariffari – e la conseguente diminuzione delle parcelle, la nostra categoria ha iniziato ad avere maggiori difficoltà, se poi ci aggiungiamo la crisi del 2008 e la burocrazia, beh vi lascio immaginare!

In questa fase difficile, in un momento storico complicato, nonostante qualcuno già lo facesse precedentemente, si è anche diffusa, come un Virus pericoloso, l’idea di guadagnare grazie alle Royalties. Argh!

 

Per chi non lo sapesse, le Royalties sono le percentuali (o provvigioni) sui materiali, sulle imprese e sui fornitori che intervengono nel progetto. Di solito variano dal 5 al 10%, sono tenute nascoste al cliente e gonfiano (talvolta raddoppiandolo) il guadagno del “professionista”.

Devo dire che l’idea di ingrassare la parcella, senza che nessuno se ne accorga, è un’idea ingegnosa.

 

Come funziona:

L’Arch. Pinco Pallo deve fare un preventivo per il progetto di ristrutturazione di un appartamento.

Costo totale dei lavori 100.000 €. Lui è un bravo professionista, alla moda, frequenta i salotti giusti, ma non è il solo a fare la proposta di parcella. Il preventivo medio dei concorrenti è intorno al 10%.
Come fare per “vincere” la competizione?

Pinco decide di chiedere di essere pagato soltanto il 7% dell’importo lavori, tanto sa come recuperare un altro 7 o 8% dalle provvigioni dei “suoi” fornitori.

In totale fa 15% ma il cliente pensa di avere risparmiato e tutti sono felici. O forse no.
Così facendo, oltre a non essere “trasparente” con il proprio cliente, Pinco Pallo non riesce a controllare i fornitori, a valutare se un lavoro viene eseguito bene e se un materiale è adeguato alle aspettative.

Tutto questo dipende dal rapporto di “riconoscenza” che ha nei confronti del fornitore che gli paga la “stecca”. Da quel momento diventano soci in affari, come imprenditori che rischiano sulla pelle del cliente.

Inoltre, dopo alcune ricerche incrociate, grazie ai forum su internet o all’esperienza di un amico, il cliente si accorge del trucchetto, ma ormai è tardi. Il cantiere è finito, il cliente a quel punto non può fare altro che lamentarsi del fatto che: “gli architetti costano cari” o “ho speso molto di più di quanto pensavo”, “ho dovuto comprare cose che a me neanche piacciono”.

 

In questo modo l’intera categoria professionale deve fronteggiare anche una crisi di valori e deve combattere contro la percezione (spesso motivata) che gli Architetti siano un costo a cui poter rinunciare.

Questa è la vera crisi del nostro lavoro, una crisi di valori.

 

Potremo tutti alzare il nostro preventivo iniziale a favore di una trasparente gestione dei costi del cantiere.

Potremmo addirittura fare risparmiare il cliente, se volessimo. E’ sufficiente girargli il nostro sconto e fare in modo che il mobiliere venda la cucina al prezzo per il quale la venderebbe a noi. Quanto sarebbe contento il cliente, quanta pubblicità ci farebbe, come cambierebbe il giudizio delle persone sul nostro (importante) lavoro?

Ma per tanti, troppi, è difficile rinunciare ai soldi che a cascata “piovono” dai fornitori, rinunciare a migliaia di Euro “regalati” perché consigliamo questo o quel materiale, non si può rinunciare alla percentuale, “è dovuta!” (qualcuno di affermato, afferma).

Non sono d’accordo, siamo pagati per progettare, controllare, garantire e difendere il committente dai rischi del cantiere, dalle varianti in corso d’opera senza motivo e dai cattivi artigiani. Non per fargli da ufficio acquisti che fa la cresta anche sullo stucco.

Per cui, basta lamentarsi! Il nostro è un bellissimo lavoro! Ci permette di aiutare le persone, di parlare con loro e di condividere storie, emozioni e risultati. Ci permette di creare, inventare, costruire. E’ meraviglioso!

 

Le persone che si lamentano del proprio stato danno sempre la colpa alle circostanze. Le persone che vanno avanti in questo mondo sono quelle che si danno da fare e cercano le circostanze che vogliono e se non riescono a trovarle, le creano.
George Bernard Shaw

 

Bisogna farsi pagare per questo, ma in maniera onesta.
Bisogna farsi pagare per i Sabati passati nello Showroom a scegliere i sanitari e le piastrelle, ma in maniera onesta.
Bisogna farsi pagare per le sedute di “psicologia applicata per la gestione dello stress da cantiere”, ma in maniera onesta.

In questo modo potremo guadagnare rispetto e fiducia, nuovi clienti, qualche soldino in più e la soddisfazione di fare bene il nostro lavoro.

100% Emanuele.

Share