L’altra sera è venuto a cena a casa mia un ingegnere in pensione da 6 anni.
E’ stato delicato nel dirmi che aveva pena della nostra condizione lavorativa attuale: “Non è più un mondo del lavoro che lascia prospettive”, “la crisi economica esiste…”, ecc, ecc.

Tante volte, ho sentito dire: “una volta si guadagnava di più”, “erano altri tempi”, “chi lavorava era rispettato”.

Normalmente si fa riferimento agli anni ‘60, ’70, ’80, (’90?). A quanto pare anni d’oro per il lavoro. Soprattutto per chi faceva il professionista, il dentista, l’avvocato, l’architetto; si stava meglio, si guadagnava bene, c’era meno burocrazia. Ma è vero?

 

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E noi, che abbiamo iniziato a lavorare negli anni 2000? E che cavolo, siamo stati proprio sfortunati?!

Nel 2007 ho incominciato a lavorare per conto mio. La sbornia post–olimpica aveva lasciato speranze per un futuro di crescita infinita, parcelle sempre più alte e palazzi, ville, centri commerciali da costruire da Torino fino alle Alpi Graie. La ristrutturazione delle case, la costruzione di nuovi condomini, la conversione delle strutture olimpiche. Piatto ricco, mi ci ficco.

Per una serie di fortunati eventi, nel 2007 un ricchissimo imprenditore inglese, che viveva a Dublino, precisamente a Killiney, tra la casa di Bono ed Enya, mi chiama. 

 

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Aveva bisogno di fare alcuni rendering. Io e il mio collega dell’epoca, facevamo dei bei rendering (in realtà io facevo il modello tridimensionale e lui si occupava della post-produzione, ma questo poco importa).

Mi chiama al telefono e mi spiega che gli serve un lavoro veloce, articolato e fatto come si deve.
Mi compra un biglietto aereo Torino-Dublino e dopo tre giorni eccomi in terra d’Irlanda.
Mi spiega il lavoro, tra un the e un pranzo a base di patate fritte e pesce superfritto.

Gli sto simpatico, il mio inglese un po’ timido gli piace.
Tornato in Italia, prepariamo e inviamo i rendering, cliente felice. Mi telefona, apprezza la nostra rapidità e mi racconta di un nuovo progetto. Dopo due settimane torno in Irlanda con il mio collega.

Praticamente, si era comprato il Villaggio Olimpico di Pragelato. Chalet, Albergo, Spa. Tutto.

 

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Voleva convertirlo, fare un albergo di lusso.

Quindi costruire un centro commerciale, un Albergo 5 stelle a fianco. Una SPA tra le montagne con ville private da vendere ad investitori mediorientali. Poi? Ah si, voleva fare una pista da sci privata, collegata con Sestriere e un centro conferenze per il Comune di Pragelato.

E da noi, voleva il progetto. Da noi, due giovani sbarbatelli di 26 anni. That’s incredible!

In pochi mesi abbiamo preparato il progetto preliminare e il Masterplan. Era un sogno.

 

 

L’8 Dicembre 2007 andiamo al Pragelato Village a presentare il progetto agli investitori. Si chiamava PRAA. Lo ha visto addirittura la Bresso – allora presidentessa della Regione Piemonte – meraviglioso.

Il progetto piaceva. Il primo investimento previsto sull’area di Pragelato e la Val Troncea, si stimava intorno ai 100 Milioni di Euro. Tutto pronto e nel 2008 si sarebbe partiti con il progetto definitivo.

La prima cosa che ho pensato è stata quella di lasciare lo studio dove lavoravo e aprire uno studio tutto mio. Qui a Venaria, a fianco della Reggia. Serviva spazio, abbiamo allertato i compagni di università, comprato scrivanie. Sognato.

Se non che, nel 2008, la già sofferente Bank of Scotland – che aveva garantito il 50% dell’operazione – in procinto di fallire, rivuole indietro circa 50 milioni di Euro dal nostro cliente, seduta stante.

 

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I rendering, il masterplan, la Bresso, gli U2, i viaggi a Dublino, tutto sfumato. La crisi economica, cazzo.

 

Il mio collega, si è volatilizzato. Non ho pianto, perché speravo che questo momento, passasse come un’influenza.
Ma a Pragelato sono ancora fermi a quel giorno. Avevo preso un bel ceffone.

E come sempre, questa disfatta, ha aperto nuove possibilità.

 

  • Per prima cosa, avevo aperto lo studio – ero senza lavoro e da solo – ma avevo aperto!
  • Seconda cosa, il mio inglese era migliorato, ormai parlavo il dialetto di Belfast.
  • Terzo, sbattere il muso (a volte) serve.

 

Quando sento qualcuno parlare dei tempi andati, di quando si stava meglio e si guadagnava bene. Quando sento parlare al passato remoto e ricordare i periodi dorati, dico tra me e me: machissenefrega!

 

Viviamo nel 2018, il prossimo anno sara il 2019. Il tempo passa, le cose cambiano, i capelli cadono, le crisi accadono, la terra gira. E allora?

Bisogna darsi da fare, giorno per giorno migliorare, crescere, imparare. Questa è l’unica cosa che conta. Andare avanti. Essere positivi. Sorridere. Essere educati e rispettare per essere rispettati.

 

Forse non diventeremo miliardari. Ma se con il lavoro di Architetto posso migliorare un poco la vita delle persone…io ci provo.

Il resto è “la crisi economica”. Che poi, non esiste.

Buona settimana!