Lo scorso 2 Luglio siamo andati a pranzare all’Osteria Francescana.

L’Osteria Francescana è un ristorante di Modena che nasce negli anni ’50, come “piola” del centro città, una taverna con vino sfuso, tavoli in legno “faccia a vista”, prezzi contenuti, partita a briscola inclusa. Negli anni ’80, viene trasformata in birreria.

Nel 1995 la rileva Massimo Bottura, un giovane e intraprendente Chef che era stato a lavorare – tra gli altri – da Alain Ducasse, uno che tra i premi, i ristoranti, i libri di cucina e le varie attività si sta occupando anche della dieta degli astronauti per i viaggi spaziali. Uno bravino.

Un mio cliente, Alessandro, è appassionato di alta cucina e, senza sapere che di lì a poco l’Osteria Francescana avrebbe vinto il premio The World’s 50 Best Restaurants, 3 mesi fa ha prenotato un tavolino per 5 persone. 3 mesi prima perché, da quanto ci ha raccontato il bravissimo sommelier Beppe Palmieri a margine dell’esperienza, l’Osteria Francescana riempie le prenotazioni di 3 mesi, in circa 6 minuti dall’apertura delle stesse.

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L’Interior design del locale è progettato per annullare il tempo, si entra in un’atmosfera ovattata, fatta di luci calde e soffuse, il rapporto con l’esterno è completamente azzerato. Tutto si deve svolgere dentro, il tempo si è fermato (forse). Ci si deve assolutamente concentrare sui piatti, sulle posate, sui i bicchieri, sulle guarnizioni, i colori, i sapori.

I lavori di ristrutturazione sono stati fatti nel 2012, con un piccolo ampliamento della cucina e la realizzazione della nuova cantina nell’edificio adiacente. La mano dell’Architetto è stata delicata, lasciando il giusto spazio al palato dei clienti.

L’Arte è dappertutto. In un angolo il sacco nero della “spazzatura” opera di Gavin Turk, su di un ramo poco sopra i piccioni di Maurizio Cattelan e tanti altri, ovunque, anche nei piatti: Damien Hirst nel filetto di manzo marinato al latte con salse colorate, un po’ di Pablo Picasso con Camoufage: Hare in the Woods e ancora “ops mi è caduta la crostata al limone” che rende omaggio ad Ai Weiwei per Dropping a Han Dynasty Urn.

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Avevamo definito un menù non propriamente Vegano e faccio i complimenti al personale, che a causa della mia avversione alla “carne” e senza scomporsi più di tanto ha “vegetarianizzato” i miei piatti (last minute e con estremo successo). Così ho potuto provare ricette diverse dal solito, altri piatti non presenti à la carte e assaggiato vini unici abbinati ad una strepitosa “Caesar Salad in Emilia”.

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Alla fine lo Chef modenese ci ha salutati, abbiamo chiacchierato un po’, parlato di cultura, qualità e futuro. Ci raccontava di aver creato da poco Food for Soul, un’organizzazione non-profit per contrastare lo spreco alimentare e combattere la fame nel mondo e dell’imminente apertura, con l’aiuto dell’associazione Gastromotiva, di un refettorio a Rio de Janeiro, in Brasile, dove stanno per iniziare i 31esimi Giochi Olimpici. Detto da un tri-stellato pare strano, ma abbiamo apprezzato la passione, l’umiltà e la genuinità di questo nostro ormai famoso compaesano.

La nostra esperienza è stata positiva, il budget – seppur importante – è stato investito alla grande. Siamo usciti satolli e sorridenti, ma purtroppo, la pizza della sera seguente ci è parsa molto meno buona del solito.

Buona fortuna Massimo Bottura e grazie per la meravigliosa Esperienza!

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