Cronaca della quarantena di un architetto. Parte 2.

E’ iniziata la quinta settimana di quarantena.

Fossimo stati dei piccoli bruchi saremo diventate farfalle (ma avremmo potuto volare solo dentro casa). Ma dal momento che non siamo diventati farfalle e non ancora bruchi, non ci resta che attendere la fine di questa particolare fase della nostra vita e darci da fare per ricominciare meglio di prima.

Bisogna studiare, leggere, cucinare, stare insieme, #iorestoacasa, ecc. Ma non è così semplice!

Siamo abituati alla velocità, al multitasking, a ritmi stressanti. E anche se tutto si ferma, noi fremiamo. Vorremmo tutti correre sulla ciclabile. Anche Aldo, il mio vicino di 85 anni. Ma non possiamo. E poi, quanto mancano gli abbracci con gli amici, il caffè al bar, una cena al ristorante?! Immagino anche a te!

 

#Iorestoacasa, penso e costruisco.

Excursus a parte, dov’ero rimasto? Ah sì, dobbiamo stare in casa, o al massimo sul balcone (i più fortunati in giardino) e pensiamo. Oltre a quanto già sopra citato, ci sono altre cose da fare per trarre il meglio da questa sfida? E per un Architetto?

Penso. Non posso ristrutturare casa. Già fatto. E quindi, a metà strada tra una valvola di sfogo e un progetto di design autoprodotto, in queste settimane – come vi dicevo – ho iniziato a costruire una cosa.

 

Una cosa che è una casa.

  • Una casa per i bambini, nel prato di casa o di un asilo;
  • un rifugio per meditare e fare Yoga, riscoprendo la quiete;
  • una nuova versione di glamping, immerso nella natura.

 

A-Dream – così l’ho chiamata – si presta a molti usi e a differenti luoghi. Scegli tu!

 

A-Dream è una casetta modulare in legno.

Si ispira alle A-Frame-Houses anglosassoni, ma è costruita su di un carretto degli anni 50. E’ indipendente da esso, ma ora sta lì sopra. Può spostarsi. Eh, che invenzione?! A parte gli scherzi, possiamo spostarla. Le A-Frame-Houses normalmente non si spostano.

L’ho costruita con mio padre. Che è in gamba, ma vi assicuro che lavorarci insieme non è per niente facile! A volte basta poco per farlo incavolare e allora è meglio farsi un giro a raccogliere le cicorie e tornare dopo una mezz’oretta.

Dicevo, è veramente bravo. Tutte le attività pratiche del lavoro di Architetto (che fanno la differenza nel mio lavoro quotidiano) le ho imparate grazie a lui (è un costruttore) e grazie a numerose estati in gioventù passate in cantiere a demolire, costruire, spostare (traduzione: farsi un gran mazzo).

Anche senza avere a disposizione negozi aperti con diversi materiali che ci sarebbero serviti, ma con il carretto che avevamo già, il mio progetto e materiali recuperati nel suo magazzino, in tre settimane siamo riusciti a costruire A-Dream!

 

 

Ti presento…A-Dream!

Ultimi dettagli

Chiaramente mancano ancora i dettagli: i faldali, le luci, i regolini, la messa in sicurezza degli esterni. Di questo parleremo più avanti, con le foto fatte bene, i disegni e i dettagli del progetto.

Prime considerazioni

Tanta gratitudine.

Grazie a questa pausa forzata.

Grazie a mio padre.

Grazie alle mie bimbe, le prime abitanti di A-Dream!

E la tua A-Dream dei sogni cosa sarebbe?

Sono curioso!

Pensa, se vuoi condividi nei commenti la tua idea e nel frattempo, tieni duro!

 

Segue (P3)