Qualche giorno fa ero sul treno direzione Milano per andare al Salone Internazionale del Mobile.

A fianco a me, per caso, sedeva un architetto, giornalista di architettura. Parlava ad un tono talmente alto che era impossibile non ascoltare. Stava rileggendo e rivedendo al telefono un suo articolo (in fase di pubblicazione) che parlava del ruolo degli architetti nel 2019.

Non so per quale rivista fosse stato scritto, per quale testata giornalistica, sito, blog o manifesto. So, che da Architetto, facevo molta fatica a capire i contenuti dell’articolo.

Parole complesse, lunghi periodi, argomentazioni filosofiche abbinate a riferimenti storici e autocelebrazione dell’architettura come ultimo scoglio della qualità urbana…il cosiddetto  “Architettese” (che va ad aggiungersi agli altri linguaggi poco comprensibili tipo politichese, legalese, ecc!)

Sicuramente, non avendo fatto il liceo classico, mi prendo alcune responsabilità sulle mancate competenze lessicali e sulla relativa comprensione del testo. Fatto sta che, dopo cinque minuti di ascolto, mi girava la testa. Al di là della qualità dell’articolo – che non mi permetto di giudicare – e sicuramente avrà un ampio successo nel settore, sono arrivato in Stazione Centrale e mi sono posto una domanda:

Cosa fa un architetto (in parole semplici)? Come spieghiamo alle persone di cosa ci occupiamo?

 

Non trovando risposte, mi sono incamminato in direzione Porta Genova (Zona Tortona) e ho preso un giornale dove – come spesso capita durante la Design Week – ho trovato un inserto su Architettura e Design, con articoli del settore “aperti” ad un pubblico di non addetti al settore.

Bene, questi articoli erano scritti tutti in “Architettese” o giù di lì. Con frasi tipo “applicando competenze che gli sono proprie e che discendono da una formazione complessa che ingloba aspetti umanistici e aspetti tecnici con una visione olistica al tema del progetto, a tutte le scale, deve invero confrontarsi con codesto scenario, per recuperare e riaffermare assolutamente ognuno dei molti ruoli che gli spettano, interpretando e guidando la ritrovata sensibilità bla bla bla…”.

Accidenti, non si capisce niente. Mi è sembrata una cosa preoccupante.

Forse, così, non riusciremo mai a farci capire dalle persone.

 

Tu, mio caro lettore che ti stai avvicinando all’Architettura o all’Interior Design, farai davvero fatica a capire cosa facciamo, in che cosa possiamo esserti d’aiuto. Quali problemi possiamo risolvere (e quali evitare).

Sicuramente, un po’ di autocritica aiuterebbe ad accorciare questa distanza, o mancanza di comprensione, che esiste (talvolta) tra cliente e Architetto.

 

Bisognerebbe semplificare. Andare al punto.

 

Un Architetto deve cercare di capire gli altri, comprenderne le esigenze. Diventare un prezioso supporto durante i lavori di ristrutturazione. Essere un consulente fiscale personale per le spese di cantiere. Trovare una nuova idea al momento giusto. E’ un artista che crea opere d’arte. Ma anche un professionista pratico ed efficace.

In una frase, cosa fa l’Architetto?

 

Bene, se dovessi descriverti in maniera semplice questo mestiere, direi:

L’Architetto aiuta le persone a trasformare un’idea in un progetto (bello), concreto e funzionale, facendo loro risparmiare tempo e denaro, limitando al minimo lo stress.

 

Quindi il nostro mestiere (forse) non è avere uno studio di Architettura o di Interior Design, ma avere uno “Studio di Trasformazione”. Prendere un qualcosa di poco valore e con gli ingredienti di qualità e la ricetta giusta, TRASFORMARLO in qualcos’altro di grande valore. Un po’ come uno chef, un bravo chef.

That’s it.

Buona Pasqua!

 

P.S.

Sì la foto in copertina è la foto dello stesso bagno, prima e dopo…spiegato in modo semplice!  😉