Ormai sono passate 3 settimane da quando ho lasciato il mio ufficio e sono tornato a casa per rispettare quanto definito dal governo – dopo l’emergenza Covid19 – e per aiutare mia moglie, che nel frattempo si è rotta un polso.

Cronaca della quarantena di un architetto

La prima settimana di quarantena è stata strana. Passeggiate e telefonate, cantieri ancora aperti, situazione tutto sommato sotto controllo. Materiali disponibili, fornitori aperti, movimenti abbastanza liberi per gli artigiani, diciamo che si lavorava ancora. Ha fatto anche caldo, le bambine sono state fuori nei prati e hanno fatto incetta di tarassaco per fare pesto e torte salate!

 

La seconda settimana, abbiamo dovuto interrompere i lavori in 8 dei 9 cantieri aperti. Passeggiate meno libere. Le bambine hanno iniziato a saltare dal divano e a smontare alcune parti di casa!

La terza settimana, ovvero questa. Anche l’eroico ultimo cantiere di Via Cibrario, è stato chiuso, giusto il tempo di completare l’impianto elettrico. Non si può più uscire di casa. Le bambine a tratti si concentrano con le attività suggerite dalle loro maestre, a tratti avrebbero bisogno di un domatore di leoni!

Nel frattempo due o tre progetti che avrei dovuto iniziare a maggio, sono stati messi in stand-by dai clienti. La situazione di molti dei miei colleghi e nel mondo del lavoro in generale, sembra ancora peggiore. I segnali dell’economia mondiale non sono per niente positivi. Inoltre, non si sa quando finirà e come saremo messi (finanziariamente).

 

Considerazioni (positive) personali.

Come diceva il regista Sergio Martino, “Se tutto va bene siamo rovinati”.

Ma forse no. Ecco alcuni aspetti (secondo me) positivi.

Al primo posto, se godiamo di buona salute (e rispettiamo questa quarantena), possiamo ritenerci molto fortunati. Tante persone sono in condizioni ben diverse.

Al secondo posto, abbiamo tempo “libero” da dedicare a pensare. Possiamo lasciare il telefono in un cassetto e meditare. Stare insieme alle nostre famiglie. Fare esercizi fisici, cucinare, leggere, creare, riposare.

Al terzo posto, di questa mia personale e del tutto soggettiva classifica – ultimo ma non meno importante – possiamo completare alcune attività alle quali avremmo dedicato i pochi giorni liberi che forse avremmo avuto ad agosto, dopo mesi di intenso e stressante lavoro.

Nuovi progetti

Questo terzo punto, nel mio caso, ha significato iniziare un progetto a cui mai avrei pensato di dedicarmici a marzo 2020.

Lo scorso anno, ho recuperato un carro degli anni ’50. Un carretto arrugginito, con le tavole di legno tarlate e due ruote diverse tra loro. L’idea era quella di farci sopra una piccola casetta per le bambine, ovviamente (che potrebbe trasformarsi nella mia personale caverna, dopo due mesi di quarantena e le bambine a casa dall’asilo da oltre due mesi!).

 

Colto da un bisogno atavico di usare le mani (in senso buono si intende) ho trascinato il carretto nel deposito di mio padre, davanti a casa.

Il magazzino in questione è pieno di attrezzi (mio padre ha una piccola impresa edile) e di oggetti recuperati negli anni. Antichi travi in legno, carrucole, vecchi mobili, viti, bulloni, minuterie di ogni genere. Praticamente un vero bazar del bricolage. Colti dallo stesso desiderio di fare qualcosa nel tempo libero “obbligato”, abbiamo iniziato a costruire.

E questa scelta è diventata una cosa meravigliosa!

Segue.