Prima di abitare dove abiti, di lavorare dove lavori, di mangiare dove mangi, lo stesso luogo dove sei in questo momento, non esisteva.

O esisteva, ma era diverso.

Prima, sono passati loro. Instancabili, rumorosi, fischiettanti, bravi, disattenti, lenti, veloci, divertenti…gli Artigiani.
Senza di loro, ciò che vedi intorno a te, nello spazio in cui ti trovi, non esisterebbe!
Gli operai, i cosiddetti lavoratori, capimastro, impresari, decoratori, piastrellisti, tuttofare, sono sicuramente stati lì. A meno che tu non viva in una grotta del Pleistocene, in ogni spazio, qualche essere umano ha modificato lo stato delle cose, qualcuno – poco o tanto tempo fa – ha aperto un Cantiere.

Qui, ogni giorno, si potrebbe scrivere una commedia.

Il capo Siciliano – mentre il manovale Albanese demolisce un muro con un martello rumorosissimo – ordina in dialetto al piastrellista Moldavo di fare quel pavimento in piano, senza giunto e in fretta, senza sprecare colla e soprattutto senza fermarsi a fumare l’ennesima sigaretta, che lui intanto (il capo), s’accende. Il muratore Romeno, in silenzio e senza sosta, sta chiudendo i buchi fatti dall’idraulico, che è il marito della nipote del capo. E’ Piemontese, ma non parla in dialetto, perché un po’ si vergogna. L’idraulico si lamenta del fatto che l’impianto esistente è proprio fatto male e che se fosse nato prima e avesse fatto l’idraulico trent’anni fa, ora sarebbe ricco. Drin, il campanello, è l’elettricista, che con le sue scarpe supergommate anti folgorazione, passa sopra le macerie del muro demolito dal manovale. Prende lo spray. Inizia a segnare gli interruttori sui pochi muri rimasti, si lamenta del fatto che l’impianto esistente è proprio fatto male e che se fosse nato prima e avesse fatto l’elettricista trent’anni fa, ora sarebbe ricco.

Il capo, intanto, è andato a vedere un lavoro e torna “dopo mangiato”, che non si significa dopo aver mangiato – perché il pranzo non si fa, è una perdita di tempo – ma significa alle 14.00. Dovete sapere che, il capo, quando ha tempo, al massimo prende un caffè.

A fine giornata, si stacca la corrente, si spengono le luci, si chiudono le porte. Scendendo, si contano 10, 100, 1000 orme sui gradini, che la portinaia – con sbuffi, noia e lamentele – dovrà pulire, fino a domani, quando gli operai torneranno per proseguire a demolire, intonacare, piastrellare, bere caffè, urlare, tracciare, bucare, senza dimenticarsi di sporcare le scale e discutere di “stile” con l’architetto.

E alla fine, dopo qualche settimana o qualche mese, finalmente, il proprietario, l’inquilino, la famiglia, l’impiegato o il negoziante, potranno farsi dare le chiavi, riempire la dispensa, farsi una doccia o accendere l’insegna e abitare finalmente il proprio spazio e la storia che l’ha riempito.

Emanuele

 

 

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